Quando i percorsi accademico e imprenditoriale convergono: il Paese Italia


by Vincenzo Roma


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Published on 18/06/2021

Introduzione

Nel 2020 AlmaLaurea, Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994 che rappresenta 76 Atenei e circa il 90% dei laureati complessivamente usciti, ogni anno, dal sistema universitario italiano, ha deciso di affiancare alle sue indagini classiche il primo studio su Laurea e Imprenditorialità.


Obiettivo

Il rapporto tematico, ricostruendo il contesto sociale, formativo e demografico non solo dei fondatori di impresa ma anche dei joiner, ovvero di chi ha acquisito quote di capitale di un’impresa in un momento successivo alla sua fondazione, si pone come obiettivo la mappatura dello stato dell’arte delle iniziative imprenditoriali da parte di studenti universitari e laureati al fine di derivarne un identikit.


Fonti

L’elaborazione si avvale di tre diverse fonti d’informazione: da un lato, banca dati AlmaLaurea per i profili dei laureati; dall’altro, Unioncamere e AIDA Bureau Van Dijk per le società di capitale operanti in Italia.


Principali evidenze

In accordo con tale studio dal titolo “Laurea e Imprenditorialità 2020”, nel periodo di riferimento 2004 – 2018, 236.362 e 68.852 sono rispettivamente le imprese fondate e di cui detengono quote i circa 2.9 milioni di laureati analizzati.


È interessante notare come uno dei temi sui quali con forza molte grandi organizzazioni hanno posto il loro impegno, ossia la “gender equality”, risulti pressoché rappresentata nella giovane imprenditoria.


Dalle analisi emerge una maggiore attitudine e predisposizione a fare impresa da parte dei figli di padri o madri a loro volta imprenditori/impreditrici o libero professionist* rispetto ai figli di dirigenti, impiegati e operai.


Relativamente al corso di laurea si evince come circa la metà dei fondatori e dei joiner possegga una laurea di primo livello; di questi, nelle proporzioni di circa un terzo, la decisione di intraprendere la carriera imprenditoriale giunge a maturazione prima del conseguimento del titolo, entro il terzo anno dalla laurea oppure superato il terzo anno.


Un bias decisamente marcato è legato alla mobilità territoriale. In altre parole, circa il 75% dei founder ha creato un’impresa nella medesima regione di origine dell’ateneo di studi. Percentuale peraltro confermata anche con riferimento ai joiner.


Analizzando invece il fenomeno dell’imprenditorialità dei laureati attraverso le imprese da essi fondate e partecipate, emerge come queste risultino inoltre più vitali. Infatti, tassi di crescita e di sopravvivenza più alti, forme giuridiche più complesse e creazione di opportunità di lavoro anche nelle aree del territorio italiano che vivono maggiori difficoltà economiche, sono alcune delle principali peculiarità che le contraddistinguono.